Il cervello di plastica

n. 576

gattosilver

La prima volta in cui Gabriel ha avuto un attacco di epilessia, aveva cinque mesi. La sua mamma lo aveva visto girare gli occhi all'indietro e nel giro di una frazione di secondi, il suo corpicino era in preda a delle terribili convulsioni. Il dramma nel dramma: gli attacchi erano come delle potenti “gomme” sull’apprendimento di Gabriel: ogni cosa imparata, era inesorabilmente cancellata. E per un bambino in crescita, significava veder compromesso il suo sviluppo cognitivo. I suoi genitori avevano consultato diversi medici e dopo aver visto che le medicine non facevano alcun effetto (gli attacchi peggioravano) gli esperti hanno pronunciato la sentenza: l’ultimo tentativo per salvare la vita a Gabriel poteva essere un’emisferectomia funzionale.

Significa che il chirurgo asporta la parte di cervello da cui si originano le scariche elettriche anomale che provocano gli attacchi di epilessia e in più “taglia” il corpo calloso, il sottile fascio di nervi che collega i due emisferi, in modo da “isolare” le due metà e prevenire  i danni alla parte sana. Il cervello è un organo così plastico che anche in questa situazione, ci sono ottime possibilità di ripresa: lo sviluppo del bambino non sarebbe stato compromesso. Ci sono casi incredibili di persone che hanno subito addirittura l’asportazione di mezzo cervello eppure conducono una vita normale: come fanno notare i neurologi, questa è l’ennesima riprova che non è vero che il cervello lavora per “scomparti” e che tutti abbiamo un emisfero prevalente. L’emisfero rimanente assume tutte le funzioni di un cervello completo. E sembra incredibile ma il quoziente intellettivo migliora, in media, di dieci punti: come se, dicono gli esperti, la parte malata fosse come un “freno” che rallenta le funzioni cognitive della parte sana.

Torniamo a Gabriel. Il piccolo è stato operato al Children’s Hospital di Boston ed è stato il primo caso in cui i chirurghi, prima di usare il bisturi, si sono esercitati sull’esatta replica del suo cervello. Una replica perfetta ottenuta grazie ad una stampante 3D: strato dopo strato spesso solo 16 micron (un foglio di carta tipo fotocopie è circa 100 micron) l’apparecchio ha realizzato una copia tridimensionale in resina del piccolo cervello in due colori diversi, con i vasi sanguigni realizzati a contrasto per una migliore visualizzazione e permettere una realistica esercitazione del neurochirurgo. La stampante è stata “istruita” attraverso le informazioni raccolte dalla risonanza magnetica e dalla tomografia assiale computerizzata, che hanno “fotografato” da tutte le possibili angolazioni, il cervello del bambino. La stampante, costata 400.000 dollari, lavora 24 ore su 24 e fino a pochi mesi fa aveva realizzato 170 campioni fra cervelli, crani, gabbie toraciche e vasi sanguigni. Il modello del cervello di Gabriel ha permesso al chirurgo di esercitarsi prima e di essere più sicuro e veloce durante il vero intervento, durato dieci ore. Oggi Gabriel sta bene.

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