Il paradosso del Gatto di Schroedinger

n. 215

Il paradosso del Gatto di Schroedinger

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Il paradosso del Gatto di Schroedinger doveva essere l'ultimo, decisivo, fatale attacco al cuore della fisica quantistica, sotto l'influenza di Einstein, con cui Erwin Schroedinger scambiò molte lettere fra il giugno e l'agosto del 1935.

Ed ecco di cosa si tratta. Immagina di prendere una scatola. Al suo interno ci sono un gatto e un meccanismo: un contenitore pieno di atomi che hanno la probabilità di decadere o di non decadere. Quindi: un'ora forse decade o forse no. Se decade, il dispositivo si aziona e rompe una fiala di veleno che uccide il micio. Vorrei tranquillizzare i SindaGatti: l'esempio è piuttosto truce ma si tratta di un esperimento mentale e nessun gatto è stato torto un baffo.

Schroedinger con questo esempio vuole prendersi gioco della fisica quantistica e mettere in luce l'aspetto più inverosimile dell'interpretazione di Copenaghen: secondo la “nuova fisica” fino a quando qualcuno non aprirà la scatola per verificare (cioè guardare e quindi “misurare” la realtà), il micio vive in due stati sovrapposti. Cioè è contemporaneamente vivo e morto. Se è vero che qualcosa diventa reale solo quando lo si misura, allora si può dire che felino vive in stati sovrapposti. Il che è paradossale. Einstein gongolava: il paradosso coi baffi era la prova che la quantistica non poteva funzionare!

La cosa buffa è che il paradosso è stato discusso e risolto nel campo dell'epistemologia, cioè affrontando la questione nei termini della filosofia della conoscenza. Ne discussero tanti scienziati e ancora oggi il paradosso felino è sempre un buon argomento di discussione fra gli appassionati!

È sbagliato pensare a un gatto realmente vivo e morto. Mescoleremmo fisica classica e fisica quantistica a casaccio, come… come mangiare degli spaghetti al sugo aggiungendoci dei cannoncini alla crema. In un certo senso Schroedniger aveva prso una cantonata. Voleva mettere in ridicolo la quantistica ma fece un esempio che non reggeva, anche perché prese un oggetto macroscopico (il gatto) e lo “mescolò” con un fenomeno quantistico (il decadimento nucleare). E poi chi è qui l'osservatore: chi apre la scatola o il micio stesso? Quella che si sovrappone è sicuramente la conoscenza, cioè l'informazione che il gatto può essere morto e può essere vivo. Proprio come una particella potrà avere per esempio spin su e spin giù solo dopo aver misurato questa caratteristica. In questo senso il micio è vivo e morto nell'inaccessibile universo quantistico. In altre parole: lo stato di sovrapposizione del micio morto e vivo non fa parte della realtà fisica. Esattamente come avviene per le particelle prima di una misurazione. E non pensare che i risultati di un esperimento “vivano” in una specie di “magazzino” da cui attingere. Semplicemente non esistono prima della misura. Sconvolgente, vero? Monica Marelli, fisico e scrittrice

(ultimo libro: C'era un gatto che non c'era, misteri e meraviglie della fisica quantistica - ScienzaExpress Edizioni)

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