La Fisica dell'abbraccio

n. 651

abbracciLa scrittura del libro Perché i gatti si fanno di erba e noi siamo pazzi di loro è stata per me una grande lezione. Ho letto tantissimi studi sui sentimenti che provano i gatti, sulla loro struttura cerebrale, ecc. Quando ho affrontato l’argomento “fusa”, nella mia anima ha risuonato qualcosa, ma non ho capito subito che cosa. I gatti fanno le fusa da adulti per due motivi: per comunicare al proprio bipede o all’amico felino che condivide la casa con lui, che va tutto bene oppure perché sta soffrendo. I gatti imparano a fare le fusa da piccolissimi. Lo fanno mentre succhiano il latte da mamma gatta ed è il loro modo per dire alla mamma che va tutto bene e lei risponde allo stesso modo: fa le fusa per rassicurare i piccoli. Allo stesso modo il suo corpo caldo e morbido avvolge i suoi cuccioli, che si addormentano addosso a lei e se non c’è la mamma, i cuccioli tendono ad appallottolarsi uno accanto all’altro o, come dimostrano molti filmati su youtube, a stringere un pupazzo. E i gatti domestici continuano ad aver bisogno di contatto fisico: il mio Piumino si appoggia sempre a livello del cuore, forse per sentirne i battiti.

Così pensavo a quanto è bello, per noi umani, ricevere un abbraccio sincero. Un abbraccio di quelli morbidi, avvolgenti, caldi. Non quelli un po’ rigidini, in cui le persone appoggiano le mani sui bicipiti dell’altro e piegano le braccia per mantenere ben fissa una certa distanza. Insomma, un abbraccio sincero si riconosce: distanza tra i corpi, intensità della forza, calore... sono tutti parametri valutabili immediatamente. Perché ci piace tanto essere abbracciati? Io non ho chiesto a uno psicologo, mi sono fatta un’idea mia: ci piace tanto perché l’abbraccio, il sentire il corpo di un’alta persona è stata la prima sensazione fisica che il nostro cervello ha registrato alla nostra nascita, quando la mamma ci ha presi in braccio la prima volta. E poi tutte le altre volte.

Abbracciarsi da adulti va a risvegliare di nuovo quel ricordo così antico, quel momento in cui la vita non poteva farci alcun male. E forse cercare l’amore, significa anche cercare di ritornare fra quelle braccia, diverse certo, ma che come allora ci facciano sentire al sicuro. Io per esempio ricordo molto bene l’ultimo abbraccio di mia nonna: era un pomeriggio dei primi d’agosto, ormai era quasi incosciente, gli occhi appannati, sdraiata su quel letto pulito e ordinato. Appena sentì la mia voce, sollevò il braccio destro e lo mosse verso di me e io mi chinai su quel corpo che ormai stava lasciando andare la sua anima. Ricordo bene anche gli abbracci degli uomini che ho incontrato, gli abbracci delle amiche... Tutti diversi, tutti più o meno sinceri. Lo so, sono pensieri banali ma alle volte mi sembra che ci dimentichiamo di questa tangibile sfumatura d’amore, così semplice eppure così profondamente legata alla nostra esistenza.

gattosilver

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