La stampa nel cuore

n. 268

scienza e donne

Una volta lo facevo perché semplicemente mi piaceva farlo, oggi è il mio lavoro che mi impone ad acquistare diverse testate femminili ogni settimana. Quando ero proprio all'inizio, tanti anni fa, ricordo che chiesi appuntamento alla redattrice delle pagine di salute di un noto mensile. Quando arrivai, alla scrivania non c'era nessuno. Osservavo i foglietti che aveva appeso al muro e fra di essi ce ne era uno che recitava: Zona de-berlusconizzata.

Attesi seduta davanti quel tavolo incasinato di fogli e riviste per quasi un'ora. Ma non ero arrabbiata: ero molto emozionata ed onorata che la persona avesse accettato di incontrarmi. Pensavo: forse sta intervistando qualcuno. Avrà avuto un contrattempo da giornalista, capita! Quando la vidi arrivare con gli stivali da cavallerizza sporchi di fango, la maglietta stropicciata e la faccia accaldata capii subito che non era lavoro. Si era scordata del nostro appuntamento. Quello era un piccolo rospo da ingoiare. Ne sono arrivati altri, giganteschi che però sono riuscita a digerire. Soprattutto grazie all'ironia di mia nonna, che aveva sempre un consiglio saggio da darmi. Il suo preferito era: “Ma mandali a dar via il c…”, naturalmente in dialetto milanese.

Questo fatto mi è venuto alla memoria oggi perché riflettevo sui contenuti delle nuove versioni delle riviste femminile e mi chiedevo quanto fossero cambiati da quando avevo iniziato a scrivere. Nell'ultimo mese quasi tutte hanno subito il restyling grafico: cambiano i colori, le impaginazioni, a volte anche un po' la filosofia del giornale: alcune testate prediligono i consigli pratici, altre continuano a filosofeggiare sul significato delle rughe durante la crisi. Sia ben chiaro: a me piace tenermi informata, alcune testate sono fatte molto bene e con impegno. So quanto sia difficile lavorare in una redazione perché l'ho fatto. Però… Cambia il formato, il look, le firme, i colori ma manca sempre una cosa: una pagina della scienza.

Per me è una grande sofferenza, davvero. Perché mi piace un sacco scrivere per le riviste femminili, ho l'occasione di imparare cose nuove. Però la scienza non entra. Non si parla di nuove stelle, di nuovi materiali, tecnologie, curiosità di scienza quotidiana. Poi però ci si meraviglia se una donna dirige gli esperimenti del CERN, se la professoressa Hack è la più amata divulgatrice o se il patetico maschio alfa di turno dichiara alla stampa che il cervello delle donne non è fatto per la matematica. Ma se alle lettrici non raccontiamo mai che cavolo fanno le scienziate e gli scienziati, ci scandalizziamo poi che qualcuno insinui che non possiamo capire di scienza? Purtroppo l'editoria è ferma agli Anni Cinquanta.

Non è neanche andata sulla Luna.

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