Mettete dei fiori nei vostri piatti

n. 557

edibiliQuando la conferenza stampa si svolge in un orario a ridosso di mezzogiorno, di solito l’organizzazione offre il pranzo. Negli eventi più chic (sono quelli sponsorizzati dalle case farmaceutiche), spesso si tratta di pranzi-conferenze: mentre si degustano i piatti, si parla di lavoro. L’ultima volta sono stata al ristorante considerato oggi più chic di Milano e naturalmente la scenetta è sempre la stessa: per fare bella figura il menù, il cliente chiede  un menù a base di pesce. E così arriva un antipasto destrutturato che non sai come mangiare ma con quella cosa che sembra una coda di gambero, un primo che sembra un semplice lasagna e invece nasconde la carne pregiata di salmone coccolato raccolto nelle notti di Luna piena, il secondo a forma di insalata che però nasconde crostini di trota dell'allevamento principe della galassia...

Insomma, tutte le volte devo fare la figura della rompiscatole: avete qualcosa di vegetariano?

Devo dire che mi hanno trattata benissimo. E la cosa più buona è stato il risotto multicolore cremoso e denso e saporito condito con... fiori freschi. Divino. E così scopro che  i fiori sono ricchi di vitamine, antiossidanti, zuccheri e proteine. Spiega Silvia Fineschi, dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Ipsp) del Cnr: «Prima di usare piante o parti di esse nelle nostre ricette dobbiamo sapere bene cosa stiamo per ingerire. Molti fiori, infatti, possono causare intolleranze o possono risultare tossici per l’organismo. È necessario perciò utilizzare solo quelli eduli, e anche questi, in alcune circostanze, possono risultare nocivi per soggetti sensibili ad allergie, asma o intolleranze. E per evitare di mangiare qualcosa di contaminato dall’attività urbana, è sempre meglio ricorrere a fiori coltivati in casa o rivolgersi a un rivenditore certificato».

Alcuni fiori sono presenti spesso nei nostri piatti, come i fiori di zucca (li adoro in pastella!), i cavolfiori (non sapevo fossero infiorescenze), i broccoli (idem come prima), i carciofi (ma va?) e lo stimma del 'Crocus sativus’, da cui si ottiene lo zafferano. «Ce ne sono almeno 40-50 specie commestibili”, continua la Fineschi, “tra i meno comuni la rosa, la lavanda, la viola, il papavero, il crisantemo o piante spontanee come la borragine, la bocca di leone, il tarassaco, la carlina. Del sambuco i fiori e i frutti sono eduli, il resto della pianta è tossico. Lavanda, begonia, geranio, dalia possono essere utilizzate in pasticceria. Molti fiori poi possono arricchire le nostre insalate: basti pensare alla primula, al nasturzio, alla begonia, al garofano. La calendula somiglia come sapore allo zafferano, pertanto ne rappresenta un valido (ed economico) sostituto».

Pensate che il crisantemo, con il suo retrogusto amaro, contrasta i sapori forti e decisi e, oltre a dare colore ai piatti, svolge un’importante azione curativa nei casi di dispepsia o di digestione difficile e lenta. Le foglie della primula (c’erano nel mio risotto) sono un ottimo ingrediente per insalate e minestre e per aromatizzare vini e aperitivi e sono un coadiuvante efficace per la cura dell’insonnia.

Per sapere dove comprarli, basta andare su Google: “fiori commestibili”.

Fonti

http://www.almanacco.cnr.it

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