Non è mai buio pesto

n. 381

micio visioneStanotte ho fatto fatica ad addormentarmi.

Spengo la luce, mi metto su un fianco… E niente.

Morfeo ha perso la via di casa mia.

Chissà dov’è, a far bisboccia con gli altri dei.

Ho aperto gli occhi e ho visto che davvero la stanza è in bianco e nero.

Dico “davvero” perché mi è venuto in mente che nell’occhio ci sono due tipi di cellule sensibili alla luce: i coni sono quelli che raccolgono la luce del giorno e sono sensibili ai colori mentre i bastoncelli lavorano meglio quando c’è poca luce e il cervello percepisce le immagini raccolte da loro in bianco e nero.

Così mi è partita la curiosità di sapere una cosa.

Si dice che l’occhio umano sia capace di distinguere la luce di una candela a 48 chilometri di distanza.

Si sa che la luce, tutta la luce, dai raggi del sole a quelli della lampadina passando per fiamme e fiammmelle, è fatta di fotoni, cioè “pacchetti” di luce indivisibile (v. C’era un gatto che non c’era).

Si sa anche che riusciamo a vedere il mondo intorno a noi perché i fotoni sono riflessi dalla superficie degli oggetti e arrivano fino al nostro nervo ottico e il cervello traduce lo stimolo in “immagini”.

Allora è possibile vedere un singolo fotone di luce? Uno solo, un singolo, indivisibile pacchetto? E come sarebbe? Un puntino? Un flash? Ho indagato!

Quando la luce è scarsa, la visione – detta scotopica (dal greco scotos, buio) è affidata alle cellule chiamate bastoncelli. Si trovano nella retina e sono circa 120 milioni. Sono loro dunque che raccolgono i pochi fotoni. Ogni bastoncello ha una “coda” che contiene migliaia di molecole di rodopsina.

Ogni molecola di rodopsina è stimolata da 1 fotone. Quando questo accade, la molecola cambia forma e, un po’ come un corda di chitarra pizzicata emette una nota, parte un impulso elettrico che viaggia lungo il nervo ottico. Questo unico segnale però è insufficiente per stimolare il cervello, come hanno dimostrato in un esperimento del 1942 gli scienziati Hecht, Schlaer e Pirenne.

Gli scienziati hanno verificato che su 90 fotoni circa che entrano nell’occhio, solo il 10% di essi raggiunge le molecole di rodopsina.

Affinchè il cervello “veda” la luce, ci vogliono almeno 5 - 9 fotoni e devono arrivare in meno di 100 millisecondi. Gli scienziati dicono che questo non sia un limite della visione ma un vantaggio: se fossimo sensibili ai singoli fotoni, avremmo un visione notturna “sporcata” dalla presenza di questi singoli pacchetti di luce.

E i gatti? Non vedono se è buio pesto ma se la luce è fioca, vedono meglio di noi perché hanno da 6 a 8 volte più bastoncelli (eh, i gatti son speciali…).

Qui sotto la visione dell’uomo (sopra) e quella del gatto (sotto) in parità di condizioni di penombra: il micio vede decisamente meglio!

micio vista

La cosa che mi sconvolge è che tutto ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo sono sensazioni elaborate dal cervello. Impulsi elettrici raccolti da molecole e trasportate dai nervi ai nostri neuroni. La nostra realtà è una costruzione della nostra mente. Bon, con questo sconvolgente pensiero vado a costruire una bella sensazione di cioccolato (poco altrimenti mi viene la tachicardia).

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