Parla con miao

n. 436

canegattoScambiare due parole con il proprio cane e discutere di come è andata la giornata col proprio gatto è un importante passaggio dell’evoluzione umana. Non ci credete? Allora rimarrete stupiti dal lavoro dell’antropologa Pat Shipman, che ha  pubblicato un libro per raccontare le sue scoperte, raccolte nel corso di anni di studi. Sulla copertina spicca un irresistibile muso di shar pei mentre il titolo recita The Animal Connection (W. W. Norton & Company) insieme a un sottotitolo chiarificatore: “Una nuova prospettiva su ciò che ci rende umani”. Ebbene sì, se siamo riusciti ad avere un cervello sempre più complesso e adatto per capire che una casa di paglia era meglio di una caverna è stato anche merito loro.

Da “grumpf” a “ciao” Mi ha detto la Shipman: «Durante il mio lavoro è stato sorprendente rendermi conto che tutti gli studiosi avevano trascurato l’importanza di questa “connessione”, che più di una volta ha permesso all’umanità di fare  dei “salti in avanti” nell’evoluzione». Uno dei momenti più importanti infatti è stata la nascita del linguaggio. Passare dai grugniti allo scandire di parole sensate deve essere stato uno sforzo enorme per il nostro primitivo cervello, che è stato aiutato da qualche zampa, come spiega l’esperta: «Quando osserviamo le pitture rupestri, troviamo solo disegni di animali e raramente “istruzioni” per fare utensili, per trovare la fonte d’acqua più vicina o individuare le radici commestibili. Questa arte preistorica è la prima forma di comunicazione ed è emersa per “parlare” di loro, delle forme di vita che oltre a essere cacciate, ci hanno fatto compagnia». Da quel momento insomma l’umanità diventa un po’ più…umana. E un altro passo è stato la possibilità di provare empatia, un sentimento complesso (e per nulla scontato) che ci permette di provare compassione, di capire lo stato d’animo di chi abbiamo davanti a noi e di intuire cosa sta accadendo.

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Veterinario di cuore Non è un caso allora se chi ama gli animali abbia un pizzico di empatia in più, un po’ come i veterinari che devono intuire di cosa soffre il paziente senza che questi gli possa raccontare cosa duole (e credetemi, i veterinari sono degli ottimi medici anche per bipedi). Mi fa notare la Shipman: «No, non è un caso! Il rapporto quotidiano con i nostri quattrozampe stimola questo aspetto. Pensate a quando i cani si avvicinarono per la prima volta, orecchie basse e lentamente, ai primi insediamenti umani per chiedere cibo: entrare in sintonia con questo “messaggio” non è stato facile eppure oggi il discendente del lupo è uno dei nostri più fedeli compagni» . Questo fondamentale “salto” è avvenuto tramite un apparente paradosso perché sfamare gli animali, a quei tempi, significava diminuire il cibo a disposizione della comunità. Eppure ciò è avvenuto, in ogni tipo di cultura e ad ogni latitudine, mi dice la Shipman. Come mai? Perché siamo un po’ approfittatori e abbiamo capito che gli animali, in cambio, danno molto di più.
canegattoAccarezzalo e calmati E' innegabile che il semplice convivere con loro aiuti corpo e mente. Una nuova ricerca per esempio ha dimostrato che in forti stati di ansia, è utile “spupazzare” affettuosamente un cane. Lo studio è stato condotto al Monmouth Medical Center di Long Branch (New Jersey) su quattordici pazienti che dovevano sottoporsi alla risonanza magnetica, un esame che in alcune persone può essere molto angosciante per il fatto di trovarsi chiusi e immobili in un tubo molto stretto e rumoroso. Ebbene chi aveva fatto un po’ di dog therapy poco prima della procedura, era così tranquillo da poter rinunciare all’ansiolitico. L’effetto “balsamo per l’anima” si spiega facilmente, dice la Shipman: «In parte il beneficio deriva dal nostro genuino bisogno primordiale di averli intorno a noi. Ma è anche vero che amare qualcuno e prendersene cura è la miglior medicina per combattere lo stress, anche quello di ogni giorno».dog

Telepatia? Può capitare che il rapporto uomo-animale sia così intenso da assumere risvolti misteriosi. A tutti i compagni umani è capitato di avere la sensazione  che il proprio amato capisca perfettamente le parole o di rimanere stupiti da come l’amico peloso anticipi le nostre mosse: e se leggesse nel pensiero? Se lo è chiesto il biochimico inglese Ruper Sheldrake, che dopo aver indagato presso più di mille veterinari, proprietari e allevatori, ha riportato in un libro i suoi risultati.  In  “Dogs That Know When Their Owners Are Coming Home: And Other Unexplained Powers of Animals (Cani che sanno quando i padroni stanno tornando a casa: e altri poteri inspiegabili degli animali, Three Rivers Press) racconta per esempio la storia di un uomo che una sera aveva deciso di suicidarsi. Seduto sul letto, aveva svitato il barattolo del sonnifero. Non è riuscito però ad ingoiare una sola pillola perché il suo cane, uno springer spaniel, si è avventato su di lui ringhiandogli in faccia. Quando l’uomo ha posato il tubetto, il cane ha iniziato a leccargli il viso. Questo e tanti altri aneddoti confermano che non può essere un caso: tra noi e “loro” c’è un’esclusiva forma di comunicazione. Ne è convinta anche Emma Heathcote-James, autrice del libro Psychic Pets (John Blake Publishing Ltd), scritto dopo aver visto il proprio labrador nero Mutley impegnato come animale da terapia: sapeva riconoscere in anticipo quale umano avrebbe apprezzato le sue manifestazione d’affetto e chi invece evitare per mancanza di …feeling. Racconta la scrittrice inglese: «Gli animali che vivono a stretto contatto con noi capiscano realmente le nostre parole perché hanno una specie di sesto senso. C’è un legame telepatico che li rende non solo i nostri migliori amici ma anche dei veri salva-vita. Oggi il governo impiega circa 10.000 gatti per allontanare i topi dalle nostre case ma anche centinaia di cani, cavalli, piccioni e altri animali durante le operazioni di guerra o di emergenza civile,  come la lotta alla droga o durante un evento tragico come un terremoto». E senza chiedere mai nulla in cambio: solo di rendere felice il proprio addestratore.

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