Problema mio

n. 517

vignetta

Quando a cena qualcuno mi offre della carne, io gentilmente rifiuto e dico "No, grazie", sorridendo.

Se la persona insiste, allora sempre con un sorriso aggiungo che sono vegetariana.

A quel punto inizia la guerra.

Lo sguardo dell’offerente diventa duro, il’angolo del labbro si piega in un angolo e da quella bocca delusa iniziano a uscire frasi tipo:

Perché? Hai paura di fare male agli animalucci?

Ma guarda che sono già morti

 Ma guarda che non si può campare fino a cent’anni

Ma guarda che la carne non fa male

Ma guarda che ci siamo evoluti grazie alla carne

Ma guarda che hai bisogno di carne per vivere

Ah ok un’altra stronzata  di moda

Ma il pesce lo mangi, vero?

......

Ehi, apri le orecchie, ho detto solo “No, grazie” con un sorriso.

Non ho detto e neanche pensato: "Ehi tu carnivoro di merda spero ti si intasino le arterie di colesterolo così muori subito, non pesi sul sistema sanitario nazionale e te ne vai fuori dalle palle”.

No, non lo dico e non lo penso neanche lontanamente. Non sono una bambina di tre anni che se si arrabbia inizia a pestare i piedi e rompee i giocattoli in testa alla baby sitter.

Perché ho rispetto delle scelte altrui. Alle volte avere rispetto è faticoso (a meno che non si pensi di vivere nel paese dei campanelli dove siamo tutti buoni e tolleranti e ci vogliamo tutti un gran bene).

E la stessa cosa avviene quando dico che sono contro la sperimentazione animale. Scatta subito l’augurio di avere bisogno di medicine (grazie, mo’ me lo segno) e allora cosa farò, eh? Cosa farò? Per favore toglietevi quel cipiglio di sfida, cosa farò sarà un problema solo mio.

E quando dico che sono contro la sperimentazione animale non significa che auguro un infarto fulminante a tutti quelli che non la pensano come me (anche perché ho amiche e amici che adoro che in questo argomento non mi sostengono). Mi sembrerebbe un atteggiamento infantile. Nelle mie parole è implicita una speranza: che presto si passi a metodi più efficaci e utili e affidabili. Come quello che racconto nel post, di oggi, dove parlo della azienda Organovo.

Una mia amica medico ha detto di aver visto un filmato suun epserimento condotto sulle scimmie e mi ha detto: "Io sono a favore di quelle tecniche sperimentali ma lo sguardo dell'animale impaurito l'ho sognato per diverse notti, era straziante".

È davvero così difficile auspicare una nuova strada? Fa così orrore l’idea di rinunciare ad usare degli esseri senzienti che provano dolore e paura per qualcosa di innovativo e più simile a noi? Sapete che ci sono enti di ricerca che hanno rinunciato completamente ai test su animali eppure ogni giorno i loro laboratori lavorano per cercare una cura a malattie ancora vittoriose? Se da decenni si raccolgono miliardi per la ricerca (e ancora non ho capito perché dobbiamo farlo noi, perché devono fare leva sulla nostra compassione e farci sborsare 1 euro dal cellulare e non lo fanno invece i parassiti che ci governano, ma lasciamo perdere) e ancora non si è ottenuto nulla di concreto (ho una carissima persona, sangue del mio sangue,  ammalata di distrofia quindi so di cosa parlo), non vi fa girare le palle e pensare che è ora di cambiare qualcosa?

Sì, io sono la stupida che davanti ai i ragni, le api o le cimici che si infilano in casa, li butta fuori dalla finestra perché ogni volta mi dico che abbiamo lo stesso diritto di vivere su questa Terra.

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