Quel 96%

n. 564

gattosilverC’era una volta una donna di sessantanni anni circa. Teneva per mano una bambina di cinque, avendo cura di tenerla sempre tra il suo fianco. Vivevano in una grande città  ma se si presentava l’occasione, la donna e la bambina si trasferivano per qualche giorno in campagna. La donna amava far notare alla bambina tutte le cose che le circondavano in quel momento: Guarda quella nuvola, sembra un gatto con la coda alzata!...Guarda il colore di questi fiori come sta bene con il verde del prato...Guarda, un formicaio.... guarda quel nido lassù, ma come fanno gli uccellini a costruirlo? … Guarda quella farfalla con che grazia si muove nell’aria.

Tutto era spettacolo.

Tutto era un’occasione per sorprendersi per la bellezza che spuntava da ogni angolo.

Mia nonna era così: per lei la Natura era una cosa meravigliosa. Da amare e rispettare.

Ed era una donna curiosa: si chiedeva il perché e il come delle cose che vedeva. Quella meraviglia, quel rispetto e quella curiosità  mi sono rimasti dentro. Forse è per merito della mia nonna se sono diventata un fisico: mi sembrava l’unico modo per capire la realtà. Amo gli animali: mia nonna, che aveva fatto la sesta elementare, mi ha insegnato a rispettarli e a non considerarli esseri inferiori. Ed è per questo che ancora oggi, se vedo la foto di un topo in gabbia, sento una sensazione strana allo stomaco. Perché mi chiedo immediatamente che diritto abbiamo noi oggi di afferrare quell’animale e provocargli un tumore o sopprimerlo dopo un esperimento sulle onde cerebrali. Ovviamente mi faccio la stessa domanda davanti a un cavallo portato al macello o a una vacca separata dal suo vitello per fare così tanto latte da riempire un corridoio intero di un supermercato.

Il mio pensiero mi rende una scienziata di serie B? C’è chi pensa di sì.

Durante l’incontro organizzato da Pro-Test e Italia Unita per la Scienza che si è tenuto a Pavia lunedì 13 aprile è stata sbandierata la potenza del seguente dato: il 96% degli appartenenti alla comunità scientifica è favorevole alla sperimentazione animale. Quindi il messaggio che mi è arrivato dalla discussione che ne è seguita, soprattutto durante la “lezione” di giornalismo finale, è: chi contro la SA non capisce niente di scienza, è come la casalinga di Voghera (per cui, per inciso, io amo scrivere) che si emoziona davanti alle lacrime della D’Urso e crede a tutto quello che le si propina (chissà perché la persona credulona è sempre paragonata a una casalinga, quindi a una donna…). Durante le mie ricerche però, ho scoperto che trovare documenti in cui gli scienziati si dichiarano contro la sperimentazione animale, non è difficile. Anzi. Forse gli scienziati stessi sono un po’ schizofrenici, non so.

Per esempio, la neurologa Aysha Akhtar, specializzata in salute pubblica, che lavora tra l’altro per la Food And Drug Administration nel settore Counterterrorism and Emerging ed è membro dell’Oxford Centre for Animal Ethics, ha scritto un articolo molto interessante sull’Huffington Post. Ve ne riporto qualche brano:

I primati non-umani sono abbastanza umani?

Gli scimpanze e gli umani hanno in comune il 98% dei geni eppure ci sono molte differenze nelle sequenze del DNA e nelle funzioni dei geni (1). Queste differenze sono responsabili della diversa fisiologia. La ricerca sul vaccino dell’AIDS usando i primati non umani è stata una dei più grandi fallimenti della sperimentazione animale Tantissimo tempo, energie e denaro sono stati spesi per studiare il vaccino sugli scimpanze e su altri primati non umani. Di tutti i 90 vaccini testati sugli animali, nessuno si è rivelato efficace sull’uomo (2).

E vi ricordate la terapia sostituiva ormonale, che doveva prevenire le malattie cardiovascolari nelle donne in menopausa? I farmaci erano basati su sperimentazioni effettuate su primati non umani. Oggi si sa che la terapia sostitutiva aumenta questi rischi nelle donne (3).

Interessante, vero?

Torno un attimo sul concetto di “La maggioranza degli scienziati dice che”.

Se Max Planck avesse seguito questa filosofia, la fisica quantistica non sarebbe nata. Oppure sarebbe nata in ritardo e probabilmente oggi negli ospedali non si potrebbe fare la risonanza magnetica perchè… non esisterebbe. Al tempo di Planck le equazioni di Maxwell dimostravano nero su bianco che la luce era un’onda elettromagnetica, non c’era il minimo dubbio. Planck invece, elaborando le problmatiche equazioni del corpo nero, scoprì che tutto filava liscio se la luce fosse stata  composta non da onde ma da particelle. Era un fatto sconvolgente. Una verità difficile da accettare e da proporre alla comunità scientifica. Planck sperò fino all’ultimo di essersi sbagliato ma presentò comunque i suoi studi alla comunità scientifica. Certo, fu preso per matto ma aveva ragione. E se Planck non se ne fosse fregato di ciò che pensava la comunità scientifica, oggi probabilmente non avremmo tutte quelle cose meravigliose che la scienza, in particolare la fisica quantistica ci ha permesso di realizzare: dai  cellulari ai computer passando per il laser, i nanomateriali e la risonanza magnetica… Alle volte pensare fuori dal coro, fa bene alla scienza. E quindi a tutti noi. Pensare diversamente non vuol dire credere a tutto quello che ci propinano. Io so che nei preparati omeopatici non c’è traccia del principio attivo e nessuno ha mai dimostrato la fantomatica memoria dell’acqua; credo che l’oroscopo sia una scemenza anche se l’astrologia e l’astronomia erano gemelle siamesi all’inizio… Credo che le scie chimiche siano una delle più grandi bufale del secolo. Sostengo che la fisica quantistica non possa guarire l’anima come tanti cialtroni raccontano. Ma credo anche che gli animali abbiano diritto di vivere in pace.

Fonti:

1 Akhtar (2012) Animals and public health. Why treating animals better is critical to human welfare. Hampshire, UK: Palgrave Macmillan, p. 148.

2 Bailey. ATLA 2008; 36:381-428.

3 Pippin. South Texas Law Review 2013; 54: 469-511.

 

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