Racconto: la cat-sitter

n. 655

gattosilver-Amore,  sto andando a casa della signora Rennes, appena finisco ti raggiungo al centro commerciale, facciamo la spesa e poi schizziamo a casa, ok? Ehi, spero che questo messaggio vocale ti arrivi, non mi fido molto, sai? Ti amo! –

Nicole infilò il cellulare in tasca sorridendo al mondo.

Dio quanto lo amo, non so neanche più trovare le parole per dire quanto lo amo! Alle volte queste parole mi sembrano così banali, così sulla bocca di tutti, perfino dei peggiori film pensò mentre rovistava nella borsa per cercare le chiavi della macchina. Stasera voglio cucinare uno dei suoi piatti preferiti, d’altra parte è il nostro mesiversario... sono tre mesi di convivenza dopo un anno di fidanzamento... si dice ancora così? Ma tu guarda come mi sono ridotta, io che gli uomini li detestavo. Tutte le amiche pensavano che sarei morta da sola circondata da gatti, che avrebbero vegliato amorevolmente sul mio cadavere, ahahahahaha! E invece eccomi qui, innamorata e ... con l’eredità di due gatti portati da lui, meglio di così non poteva andarmi.

Nicole arrivò dopo dieci minuti. La casa della signora Rennes era in cima al paese, nella zona chic, diciamo. C’era molta nebbia, tutto era avvolto in un soffio di umidità, i rami degli alberi sembravano dita scarne pronte per afferrare il nulla. Quando Nicole scese dalla macchina, senti le goccioline d’acqua collassare sui suoi capelli ricci. Infilò subito il cappello e si diresse veloce verso il portoncino di metallo. Fare la cat-sitter non era una delle sue massime aspirazioni ma le permetteva di arrotondare senza tanta fatica e soprattutto poteva stare a contatto con gli animali che le avevano rubato il cuore. Amava i gatti fin da piccola: quando aveva circa quattro anni sua mamma le aveva regalato un pupazzo a forma di gatto che da quel momento divenne il suo inseparabile compagno di nanna e di giochi. E quando sua madre morì, il padre per consolare la figlia, che aveva solo sette anni, decise regalarle un gatto, finalmente uno vero. E il piccolo cuore di Nicole tornò grande e pieno d’amore.

Estrasse il cellulare dalla tasca e guardò l’ora: Paul sarebbe uscito dall’ufficio fra mezz’ora e calcolando il traffico della sera, aveva circa un quarto d’ora per dare da mangiare ai due gatti della signora Rennes, pulire la lettiera, cambiare l’acqua e giocare almeno cinque minuti. Aprì il secondo portoncino, salì le scale per un solo piano e arrivata davanti alla porta, non infilò la chiave nella toppa ma rimase immobile e sconcertata: alcune voci sembravano provenire dall’appartamento. Accostò l’orecchio e sentì:

-Ti ho detto che così non va, sei proprio un’idiota!

-Smettila di trattarmi male, lo so che tu sei più intelligente ma anche se sei più gentile guarda che non muori!

-Sei una noia mortale, io non capisco perché ci abbiano messi insieme.

Nicole si sentì gelare. Pensò in fretta: no, non poteva essere la signora Rennes, sarebbe tornata fra una settimana. E poi la signora non ha una voce così sottile e acuta ma profonda e rauca, a causa delle troppe sigarette. In un nanosecondo realizzò che dovevano essere dei ladri. Il suo pensiero andò subito ai gatti: oddio, non gli avranno fatto del male? E poi da dove sono entrati, la casa è allarmata su tutto il perimetro...

Spinse con un dito delicatamente la porta ma questa non si mosse. Era chiusa. Non vide segni di scasso. E le voci continuavano:

-Sì però io adesso ho fame! Quella cretina quando viene?

-Non chiamarla cretina, è molto dolce con noi e tu sei stupido

-Per me è una cretina, non vedi come ci parla?

-Ma cosa c’entra, è dolce invece. E abbassa la voce perché potrebbe sentirti.

Nicole sentì un brivido lungo la mano, che stava reggendo la chiave. Ebbe un capogiro, il cuore batteva forte. Non poteva essere. I gatti stavano parlando fra di loro?

Non sapeva che fare. Provò a chiamare Paul: niente, entrava la segreteria telefonica. Rimase ancora in ascolto, sembrava tutto regolare, nessun rumore strano, solo quelle voci. Era indecisa se chiamare le forze dell’ordine, scappare o aspettare che Paul uscisse dall’ufficio e farsi raggiungere lì. Fece un bel respiro e si disse di non fare la stupida. I gatti non parlano e probabilmente era la televisione della vicina di casa a volume troppo alto. Infilò la chiave, diede quattro mandate ed entrò con molta cautela. Tutto era buio e Nicole allungò la mano destra sul muro per cercare l’interruttore. Click. L’ampia sala si materializzò con i soliti oggetti: il divano rosso, il pavimento grigio lucido, la televisione, i muri...tutto era come al solito. E i gatti, il maschio Sweety e la femmina Sophie erano seduti come due statuette accanto alla porta-finestra. Nicole si rilassò: i due piccoli stavano bene. Si guardò attorno, vide che non c’era nessuno e quelle voci erano sparite. Certo, la vicina doveva aver spento al tv. Si tolse il cappotto e il cappello, e cominciò allegra a fare il suo dovere di cat- sitter.

-Sapete che mi sono presa un bello spavento? Avevo sentito delle voci, due stavano litigando, uno era affamato e dava del cretino all’altro, ma non vi da fastidio la tv delle vicina poveri piccoli costretti a sentire tante scemenze?

-Te l’avevo detto! – bisbigliò Sophie.

Nicole si fermò di colpo: la lattina di pappa umida che reggeva fra le mani cadde a terra e qualche schizzo colpì la pelliccia di Sweetie.

-Vedi che è cretina! – urlò il gatto con veemenza.

Nicole si girò verso i gatti che si stavano pulendo la pelliccia e tremante nel corpo e nella voce disse:

-S-siete –s-s-tati voi a par-parlare?

-Vedi qualcun altro qui? – chiese Sweetie con durezza, senza staccare il muso dalla spalla che stava pulendo.

-Ma non è pos-possibile. Sto impazzando, vero?

-No, miao, non stai ammattendo è che noi parliamo e voi non lo sapete perché se le sapete poi è un casino! – miagolò in fretta Sophie

-Se lo sapeste, Sophie, se lo sapeste... non imparerai mai a esprimerti correttamente! Sei stupida! – le disse con cattiveria Sweetie.

-Piantalaaaa, non sono stupida! – e urlando allungò la zampa per colpire il suo simile sulla guancia.

Il maschio emise un soffio e fece la gobba, pronto per la lotta.

Nicole guardò la scena senza dire nulla, la bocca asciutta, il cuore che batteva troppo forte, forse si era dimenticata perfino di respirare. Si afflosciò sul pavimento freddo e disse:

-Ma da quanto tempo voi...

-Parliamo la vostra lingua? Da quando abbiamo capito che era conveniente farlo – rispose Sweetie fissando la donna negli occhi.

La donna si sentì a disagio. L’inafferabile magia che aveva sempre amato nei gatti, si stava dissolvendo diluita da quelle parole cariche di troppa umanità. No, vederli parlare non li rendeva più amabili ma...ostili.

Sweetie si avvicinò a Micole, si sedette a pochi centimetri dalle ginocchia della donna, avvolse la coda attorno alle zampe e le chiese con un tono calmo:

-Donna, lo sai cosa succede ora?

-No, non lo so. Volete che vi dia da mangiare? – disse Nicole con un tono arrendevole.

-Sei proprio una stupida umana. Non hai ancora capito che da qui non puoi più andartene?

-Sweetie, non credo che la signora Rennes abbia voglia di una coinquilina, e io ho una vita che mi aspetta. Quindi ora mi alzo, vi riempio le ciotole e me ne vado – rispose Nicole tentendo di alzarsi. Ma lui la fermò:

-Stai lì donna. Tu non hai capito. Noi ti dobbiamo uccidere.

-Eh no che cavolo noi chi? No, io non l’ammazzo! – protestò Sophie urlando nell’orecchio destro di Sweetie.

Il gatto le soffiò con rabbia: -Stai zitta! –

Nicole era attonita.

-Su dai donna non fare quella faccia, non possiamo permetterti di uscire e raccontare al mondo il nostro segreto, capisci?-

-Ma io non voglio essere presa per pazza, non dirò niente! – protestò Nicole.

-Sì certo... magari lo dirai all’amica e poi all’amica dell’amica e sai come finisce?

-No – disse Nicole con un filo di voce scuotendo appena la testa.

-Che verremo presi, infilati in un trasportino e sezionati in qualche bel laboratorio lucente, dove voi umani siete così abili a fare tanti esperimenti sugli animali. Bella prospettiva vero? -

Nicole non riuscì a dire nulla.

-Quindi umana, devi morire- sentenziò il gatto.

-E’ strana la vita – disse la donna.

-Cos’è strano? -  chiese incuriosita Sophie saltandole in grembo per annusarle il mento.

Nicole iniziò ad accarezzarla e disse.

-Ho sempre amato i gatti tantissimo, tanto da farmi prendere in giro dalle amiche, che mi dicono sempre che sono esagerata. Poi ho avuto la fortuna di incontrare un uomo che oltre ad amarmi davvero, ama anche i gatti e ora viviamo insieme con quattro splendidi felini. –

-E cosa ci sarebbe di strano? – chiese Sweetie.

-E’ strano come uno degli amori della mia vita si stia trasformando in un incubo. Voi volete uccidermi perché ho scoperto il vostro segreto, anche se siete stati voi a essere imprudenti. Io non c’entro nulla. Io amo i gatti, ho sempre fatto tanto per voi, per i vostri fratelli più sfortunati e ora sono qui, minacciata di morte per aver scelto di aiutare una signora a prendersi cura di voi. La vita è assurda.-

Sophie scese con un salto sul pavimento andò da Sweetie e si strofinò contro di lui dicendo:

-Dai lasciamo perdere , è dolce, ci ama, che cavolo ... –

-No, dobbiamo ucciderla, non è vero che ci ama, lo dice solo per convincerci a lasciarla andare – disse il maschio irremovibile.

Nicole raccolse le gambe e appoggiò il mento alle ginocchia.

-Io vi amo davvero, Sweetie. Avanti, saltami addosso, mordimi sulla giugulare e fammi morire dissanguata. Pensa, sarà il caso dell’anno: indagheranno per trovare l’assassino e non riusciranno a trovarlo e poi qualcuno confronterà il morso dei tuoi denti con la forma della mia ferita scopriranno i gatti assassini, vi porteranno via, sarete uccisi anche voi. Vale la pena non fidarsi della mia parola? –

-La tua parola? Cosa vuoi che valga la tua parola, donna? –

-La mia parola è la promessa di una persona che vi vuole bene. E che non vi tradirà mai. Ma l’amore da solo non basta mai.  L’amore indossa l’abito della fiducia. Se non ci si fida uno dell’altro, non può essere vero amore, è solo un’infatuazione. Vi prego, fidatemi di me-

I gatti si guardarono, Sophie si distese sul pavimento con la pancia all’aria, Nicole allungò la mano per coccolarla. Sweetie si avvicinò, saltò in grembo alla donna e guardandola negli occhi le chiese:

-Allora fammi capire che mi vuoi bene davvero, donna –

Nicole sorrise e disse:

-Sweetie, Sophie e tutti gli altri gatti: so di volervi davvero bene perché se chiudo gli occhi, non riesco a immaginare la mia vita senza di voi. E’ così semplice. E se vi dico che il vostro segreto è chiuso nel mio cuore, potete fidarvi di me. -

Sweetie si staccò dalla donna, fece uno strano verso in direzione di Sophie e con un miagolio dolce, fecero capire a Nicole che erano affamati.

Quando la donna raggiunse Paul, era ancora molto scossa e agitata ma come promesso, non disse nulla. Mentre erano davanti agli scaffali dello yogurt, Nicole guardò Paul, lo fece girare verso di sé, pensò che grazie all’incredibile esperienza che aveva appena vissuto, aveva trovato quelle parole d’amore che stava cercando e gli disse: “Amore, sai che non riesco proprio a immaginare la mia vita senza di te?”. Lui la abbracciò forte.

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