Una fior di pelle artificiale

n. 265

 

Una fior di pelle artificiale

pelle artificiale

Noi ragazze appassionate di trucchi&creme sappiamo che esistono diversi tipi di pelle: grassa (e allora diventi mostruosamente lucida in faccia), mista (la malefica zona T riflette più di uno spechio parabolico), secca (ti vengono le rughe a vent'anni).

E la pelle “sensibile”? Quella non esiste. Me lo ha spiegato bene una brava dermatologa che ho intervistato per il sito d.repubblica.it: la pelle sensibile è una pelle qualsiasi ma è stressata (e quindi arrossata, rovinata, ecc) da trucchi poco delicati, detergenti aggressivi, reazioni psicologiche, sbalzi ormonali, ecc...

Insomma in altre parole l'esagerata reattività della pelle è indicata con “sensibile”. Il che non è del tutto corretto. La pelle è sensibile per definizione: è l'organo più esteso che abbiamo ed è estremamente ricettivo alla temperatura e all'attrito - ops - intendevo dire alle carezza di stoffe, fidanzati, ecc… Una prestazione estremamente complessa che oggi gli scienziati stanno cercando di replicare per aiutare a dare una sensibilità a chi la pelle non l'ha più: le persone con protesi alle mani o alle gambe. E da dove arriva questa volte l'ispirazione? Dai materiali di imballaggio!

Stéphanie Lacour, esperta di tecnologia neuroprostetica* all' Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna ha scoperto che le schiume a base di poliuretano (servono per imbottire materassi, scarpe da ginnastica, fungono da sigillanti, ecc) sono abbastanza flessibili per diventare il cuore nascosto di pelle artificiale “sensibile” al tatto, al solletico e al dolore. Ecco come. Le sensazioni regalate dal tatto sono impulsi elettrici che viaggiano lungo i  nervi e che arrivano al cervello. Questi impulsi elettrici devono partire da uno strato conduttore, cioè la nostra pelle. In laboratorio si tratta invece di un sottilissimo stato metallico. Tale strato è appoggiato, come una fetta di formaggio sul pane, sulla superficie di schiuma solida di poliuretano.

Gli esperimenti condotti hanno dimostrato che quando le schiume sono tirate, cioè quando la pelle sintetica si piega, il film metallico non perde le sua capacità di condurre elettricità. Quindi la ricercatrice ha pensato che tale schiuma può essere utilizzata come supporto per circuiti elettronici integrati nella pelle artificiale. Qual è il segreto della schiuma? L'aria incastonata all'interno delle micro-bolle. I test hanno dimostrato che quando la schiuma solida è tirata o piegata, sul film metallico si formano delle piccole rotture, che impediscono alla corrente di fluire ma tali interruzioni di percorso si formano solo in corrispondenza delle bolle d'aria. In pratica l'energia meccanica del piegamento è assorbita dalle bolle: è più “facile” deformare la bollicina d'aria che il materiale e la Natura va sempre nella direzione meno faticosa. Tra una bolla e l'altra quindi il contatto rimane integro e la corrente scorre.

Chi avrebbe mai detto che il poliuretano può diventare sensibile?

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