Mi chiamo Dustbot, di mestiere riciclo

n. 29

Mi chiamo Dustbot, di mestiere riciclo

dustbot


Lo "spazzino" creato nel 2006 al sant'anna di pisa è già una superstar, proprio come il robottino disneyano cui somiglia tanto. in attesa di entrare in produzione, va in tournée in tutto il mondo e continua ad arricchirsi di nuove applicazioni.

I due "spazzini" ideati dal team del Sant'Anna, per ora ancora come prototipi, hanno raccolto applausi in ogni tappa del tour per la loro perfetta efficienza. Il primo, DustClean, è studiato per passeggiare nelle Vie della città e raccogliere l'immondizia da terra: dispone di due spazzole frontali che spingono la sporcizia verso l'interno e di un sistema che spruzza i disinfettanti. DustCart invece è pensato per interagire con gli umani. Arriva a domicilio su richiesta, aspettando che l'utente depositi il sacchetto della spazzatura (ovviamente differenziata) nell'apposito vano all'interno del suo corpo metallico. Dopo Il "ritiro" si dirigerà verso un'altra meta oppure, se ha già completato la capienza di 30 kg , tornerà alla docking station per lo svuotamento e la ricarica delle batterie. «Realizzare i due dispositivi è stata un'operazione complessa», spiega Barbara Mazzolai, ricercatore di ingegneria biomedica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e project manager di DustBot. «Uno degli aspetti più impegnativi si è rivelato quello della navigazione e della localizzazione. Il primo problema è stato risolto utilizzando mappe georeferenziate della città (simili a quelle di Google Maps), che possono essere facilmente aggiornate via internet. Applichiamo algoritmi di navigazione di path-planning e path-following dal punto dove si trova il robot a quello di destinazione. Per quanto riguarda la localizzazione, il DustBot deve "sapere" dove si trova, quindi sono state utilizzate una serie di tecnologie standard come gps, bussola e odometria. Abbiamo inoltre sistemato nelle zone di movimento delle "boe" che, individuate dal robot, permettono di azzerare l'errore anche dove il gps non funziona». Il fatto che DustCart ispiri simpatia non è casuale. «Le sembianze del robot sono state meditate a lungo», spiega Mazzolai. «Abbiamo sottoposto un questionario a persone Di sesso ed età differenti per indagare le preferenze tra diversi "modelli". Alla fine quello più votato è questo, che è stato realizzato tenendo conto di quanto suggeriscono gli studi psicologici: le forme tondeggianti, gli occhi grandi e l'altezza non eccessiva sono elementi rassicuranti. Anche per questo è stato pensato su due ruote: con quattro, sarebbe stato troppo alto. La scelta ha posto problemi di equilibrio che abbiamo risolto con la tecnologia dei giroscopi del Segway». Il robot è anche dotato di sensori per la rilevazione della qualità dell'aria: i dati sono inviati alla piattaforma, che li elabora e mostra al robot in forma comprensibile sul monitor. Oltre alla spazzatura esiste un mondo di applicazioni. Per questo nell'immediato futuro dei robottini c'è ancora una lunga tournée: DustCart partirà per la Corea, dove sarà testato all'aeroporto di Tomorrow City, la città ad alta densità robotica. Avremo modelli con gli occhi led a mandorla? l'articolo originale su wired.it

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