Aspirina C

n. 52

Aspirina C

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ACIDO ACETILSALICILICO Ippocrate non lavorava alla Bayer eppure usava già l’acido più famoso del mondo. Gli Antichi Greci sapevano che gli estratti di corteccia di salice (e piante affini, come il pioppo) erano utili per combattere febbre e dolori ma passeranno molti secoli prima di avere sotto forma di compressa il famoso acido salicilico. È soltanto a partire dalla prima metà del 1800, infatti, che alcuni chimici isolano finalmente la molecola responsabile delle proprietà analgesiche e grazie a loro non sarà più necessario masticare corteccia come dei cervi. Per agire efficacemente, però, l’acido deve essere assunta in dosi che causano corrosione allo stomaco. Il problema è risolto nel 1893 il ricercatore Felix Hofmann, che lavora per la Bayer: la sua formidabile memoria gli ricorda che il chimico francese Charles Frederic Gerhardt era riuscito anni prima a ottenere una versione più “gentile” della molecola ma che aveva abbandonato, ritenendola poco interessante. Gerhardt aveva creato l’acido acetilsalicilico (in breve ASA, l’attivo dell’odierna Aspirina, appunto), dove una manciata di atomi (gruppo acetile) copre, come un cappuccio, la parte aggressiva della molecola. Così il farmaco, dopo qualche anno di sperimentazioni, arriva sul mercato nel 1899. Il nome deriva dalla combinazione di “a” di acetile, dalla sillaba iniziale spir del nome della Spirea ulmaria, una pianta ricca d’acido salicilico e dal suffisso -ina, molto comune a quei tempi per indicare le medicine. Nel 1982 il farmacologo inglese John Vane vince il premio Nobel per la medicina per aver scoperto il meccanismo anti-dolorifico: l’ASA inibisce la produzione di prostaglandine, sostanze che recapitano il messaggio di dolore al cervello. Gli usi alternativi dell’Aspirina non mancano: sciolta in acqua per lavare i capelli flagellati dalla forfora, come tonico anti-acne e scrub per il viso, come decorazione di polvere cristallizzata, sotto forma d’impasto con acqua e limone contro i calli arrossati. ACIDO ASCORBICO Sulla scatola è specificato tra parentesi di cosa si tratta: è la vitamina C. A differenza della maggior parte dei mammiferi, il nostro corpo non può fabbricarla e dobbiamo assumerla con l’alimentazione. Questo acido è una super-star: è necessario, fra l’altro, per la sintesi del collagene e della noradrenalina (una sostanza prodotta dal cervello e legata, fra l’altro, al tono dell’umore), è richiesto per fabbricare la carnitina (indispensabile per convertire il grasso in energia) e per difendere le cellule dai radicali liberi (molecole molto corrosive che amano appiccarsi al dna, come cozze agli scogli). Perché questa vitamina è aggiunta agli antidolorifici a base di ASA? Esistono ricerche, fra cui quella apparsa sull’International Journal for Vitamin and Nutrition Research, Supplement (1982, vol. 23, pp. 83-90) che hanno dimostrato che l’acetilsalicilico interferisce con l’assorbimento della C: aggiungerla al farmaco è un tentativo di limitare questa perdita. CITRATO MONOSODICO È una specie di protettivo: riduce l’aggressività dell’ASA nei confronti dello stomaco più delicato e sensibile. Appare come una polvere bianca molto fine, che si scioglie facilmente in acqua. SODIO BICARBONATO E ACIDO CITRICO ANIDRO È la scoppiettante coppia della formula: a contatto con l’acqua reagiscono fra loro e innescano l’effervescenza, in pratica lo sviluppo di bollicine d’anidride carbonica. Questo metodo, noto da più di due secoli, favorisce un assorbimento più rapido e più completo del medicinale: alcuni studi, infatti, dimostrano che l’anidride carbonica rende l’ambiente cellulare più permeabile e quindi più “disponibile” ad accettare il farmaco. Inoltre la soluzione effervescente protegge l’ASA dall’attacco degli acidi dello stomaco e lo “accompagna” fino all’intestino tenue, dove sarà assorbito dai capillari e distribuito nel circolo sanguigno. SODIO CARBONATO Da non confondere con il suo quasi omonimo sodio bicarbonato (la cui molecola ha un idrogeno in più e un atomo di sodio in meno), serve per tenere a bada l’acidità del farmaco, proprio come il citrato monosodico. L’impiego industriale più importante che lo vede protagonista però è la fabbricazione del vetro: è scaldato ad alte temperature insieme alla sabbia (biossido di silicio, SiO2) e al carbonato di calcio. In Germania lo usano per rendere morbidi, ma non troppo, i celebri pretzel.

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