Fisica della bellezza: come si sceglie un fondotinta

n. 675

naked

Quando ero giovane e avevo i capelli nerissimi e la pelle bianchissima, i soliti simpaticoni (quanto le zanzare che fischiano nelle orecchie) mi dicevano che sembravo Morticia Addams. Il che non mi faceva affatto piacere. E’ inutile tirar fuori la storia “Ah ma Morticia era una bella donna...”, sì sarà stata anche una bella donna ma capite che non era proprio il canone di bellezza a cui una ragazza degli Anni Ottanta (orrendi quegli anni) voleva ispirarsi. Se poi pensate che alle elementari mi prendevano in giro perché ero in sovrappeso (si usava il termine cicciabomba, carini eh?), capirete perché per me ancora oggi la femminilità e la sua gestione è un topic ancora piuttosto spinoso. A parte questo, da quando ho iniziato a truccarmi (ero in prima superiore), è iniziata la mia ricerca del fondotinta perfetto (ai capelli ho pensato più tardi). Come ho scritto più volte, ho una passione infinita per il make up, perché giocare con i colori è divertentisismo e la fisica e la chimica dettano tutte le regole. Potrei parlare per un’ora intera delle prestazioni di un rossetto proprio come certi amici miei potrebbero parlare per un’ora di come Higuaín tocca la palla (vero Gino?). La ricerca del fondotinta, dunque, mi è costata diverse “paghette”: quando andavo a comprarlo, le luci della profumeria erano orribili e una volta a casa, il colore mi stava da schifo. Per non parlare della texture (troppo densa, troppo leggera, troppo unta, troppo secca....). Oggi i fondotinta sono completamente diversi: date un Nobel per la Pace Allo Specchio ai chimici cosmetici, per favore! Tutta questa premessa era per arrivare al fatto che ho provato il nuovo fondotinta della Urban Decay: si chiama Naked Skin One&Done ed è una bomba.

Innanzitutto è perfetto sulle pelli miste, come la mia: non sono diventata lucida come una statuetta di Capodimonte, sono rimasta opaca  - ma non “spenta” tipo cartapecora - dalla mattina a pomeriggio inoltrato. La texture è perfetta: morbida ma non scivolosa, nonostante la presenza dei siliconi (i primi fondotinta con siliconi scivolavano via dal viso, almeno dal mio, quasi subito dopo l’applicazione). Luminoso ma non lucido, One&Done contiene delle microsfere che a contatto con la pelle si rompono e liberano pigmenti riflettenti che attenuano le piccole rughe grazie a un gioco di rifrazione: l’ho applicato benissimo sia con la spugnetta che con i polpastrelli.

Non richiede l’uso di una crema idratante (per questo si chiama One&Done, cioè basta solo lui ed è fatta) perché nella formula è prevista una serie di ingredienti che “catturano” l’umidità e la fissano sulla pelle. A proposito,  ho dato un’occhiata all’elenco degli ingredienti, come sempre. In mezzo a tanti composti di sintesi (ovvio, altrimenti il fondotinta non potrebbe fare il suo lavoro), mi ha colpito la presenza di due estratti naturali: l’Aspergillus Ferment, che in cosmetica è usato come illuminante della pelle e l’Evodia rutaecarpa, che ha proprietà anti-infiammatorie. C’è anche l’estratto della radice di liquerizia, che oltre a combattere le infiammazioni, contiene un enzima che interrompe la produzione di macchie, cosa tipica per chi prende troppo sole o che, come me, si avvicina ai 50 (orpo, di già?).

Il colore che ho usato è il Medium Light (la pelle simil-Morticia non posso cambiarla). A proposito: come si sceglie il colore giusto per il fondotinta? Bisogna fare i conti con le leggi dell’ottica: riflessione, rifrazione, temperatura di colore, ecc. Ma la farò semplice: ho chiesto lumi all’international make up artist di Urban Decay Stefano Tambolla. Ecco in sintesi cosa mi ha detto:

  1. Stendere un pochino di fondotinta appena sotto la mascella: se c’è tanta differenza di colore con il collo, allora non va bene. Il colore giusto è quello che si “fonde perfettamente”. No, provare il prodotto all’interno del polso (come ho fatto per anni) è sbagliatissimo (ecco, appunto...).
  2. Questo nuovo fondotinta è modulabile: se si vuole più coprenza, non si deve prendere un colore più scuro - errore che moltissime fanno perché si vedono “pallide”- ma si può applicare un po’ più di prodotto per coprire eventuali difetti (discromie, venuzze, ecc). Il colore poi verrà dato dalla terra, dal fard, ecc
  3. Luci calde, fredde... la temperatura di colore (concetto squisitamente quantistico) è un bel problema. Se le luci del negozio sono fredde, appariremo pallide e allora tenderemo a prendere un colore più chiaro. Se è calda, al contrario pensiamo di avere una carnagione ambrata, e ci orienteremo verso un colore troppo scuro. Per questo bisognerebbe sempre scegliere il colore del fondotinta alla luce naturale. Idem per quando si è a casa: truccarsi davanti alla finestra per avere un’idea “realistica” di quello che stiamo facendo in modo da non uscire truccate come delle... delle signore che non sanno truccarsi, ecco.

 

 

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