Più e meno

hatom

La fermata Villa Fiorita della metropolitana milanese, non ha nulla di fiorito e non ci sono ville, solo prati incolti, un enorme parcheggio e qualche azienda di software. Questa mattina ero lì, ad aspettare che il serpentone mi inghiottisse per digerirmi in un punto interno alla città. Sulla panca di marmo accanto alla mia c’è una coppia. La voce di lei è bassa ma riesco a captare alcuni frammenti del discorso.

“Cioè ma ti rendi conto?…Capito? Lei ha detto che lui non sarebbe andato e invece…Ma veramente assurdo!…E poi quando ha chiamato….Capisci?….”

Lei raccontava in modo energico, accalorato e pieno di enfasi, il suo sguardo non perdeva mai gli occhi di lui, agganciati in attesa di un cenno di assenso. E lui? Dietro agli occhiali da sole, fissava la punta delle sue scarpe, con il mento appoggiato alla mano e il braccio incernierato sul ginocchio. Lei parlava, parlava, parlava. Lui taceva, taceva, taceva. Mi sono chiesta perché uomini e donne sono così differenti, come è possibile che scatti l’amore fra esseri così profondamente lontani nella comunicazione, nei gesti, nei gusti, nel percepire la vita in generale.

Noi donne ci lamentiamo sempre delle stesse cose: lui non ha voglia di parlare, lui non ha voglia di uscire, lui sta sul divano, lui mi trascura, lui pensa solo al sesso, lui non mi capisce. Eppure ci innamoriamo sempre. Nonostante le differenze. Poi ho pensato che deve essere così. Un protone e un elettrone non formerebbero l’elegante atomo di idrogeno se non avessero carica opposta. E così tutte le altre molecole. Gli opposti si attraggono e formano materia stabile.

Una regola che vale da quando è nato l’universo.